A Desulo, presentazione dei libri di Paolo Littarru e di Mauro Peppino Zedda

Sabato 26 settembre a Desulo si terrà la presentazione di due libri strettamente connessi l’uno all’altro. Entrambi mettono in discussione il paradigma scientifico dominante dell’archeologia sarda, compresi gli stessi studi di Giovanni Lilliu. Alle 18 la sede di San Sebastiano, gentilmente concessa dall’omonima associazione, ospiterà Paolo Littarru, 49 anni, ingegnere per l’ambiente e il territorio di origini desulesi, e Mauro Peppino Zedda, 57 anni, cultore di archeoastronomia e archeologia. Sono autori di due volumi che spiegano l’uno come i nuraghi siano collocati seguendo un orientamento astronomico e l’altro come le tombe di Antas e Monti Prama siano rivolte verso il sorgere della costellazione di Orione nell’epoca presunta di costruzione dei siti. L’evento, organizzato dall’associazione Paensieri di Desulo, si svolgerà nel rispetto delle norme anti Covid-19.
I libri protagonisti della serata sono “Il contadino che indicava la luna. Storia di un cambio di paradigma nell’archeologia sarda” (Aracne editore, 280 pagine, 2019) di Paolo Littarru e “Nel segno di Orione. Da Sia (Osiride) al Sardus Pater. Gli atlanti di Monti Prama” (Agorà Nuragica edizioni, 190 pagine, 2020) di Mauro Peppino Zedda. Il primo racconta la vicenda del pionere e autodidatta Mauro Peppino Zedda, stesso autore dell’altro volume che verrà presentato a Desulo, che trent’anni fa or sono intuì, dopo un’attenta osservazione dei resti nuragici nel suo paese, Isili, che i nuragici avevano letteralmente messo il cielo in terra, di fatto “cosmizzando” una valle. Dopo aver esposto le sue teorie ai massimi studiosi mondiali di archeoastronomia, riconosciute e facenti parte oggi di pubblicazioni internazionali, Zedda ha una seconda intuizione, che è oggetto del suo recentissimo “Nel segno di Orione”. Partendo dall’osservazione della necropoli di Antas a Fluminimaggiore e da quella di Monti Prama a Cabras, culturalmente affini, Zedda riconosce infatti l’analoga disposizione delle tombe, che guardano, ancora una volta, alle stelle e a una precisa costellazione.
I due volumi risultano essere così complementari e aprono un dibattito nell’archeologia sarda. Gli autori, in base a studi e ricerche dettagliati, offrono nuovi argomenti sui quali riflettere e fatti da osservare. Durante la serata desulese dialogheranno con Daniela Melis, giornalista e presidente di Paensieri. Seguiranno intervento del pubblico e dibattito.
L’ingresso alla sala è consentito indossando la mascherina e sarà a disposizione soluzione idroalcolica per l’igiene delle mani. I posti saranno distanziati e sarà garantita regolare aerazione del locale nel rispetto delle norme anti Covid-19.
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